Quando io l’ho conosciuta stava per compiere novanta anni: una suora, un viso incredibilmente bianco incorniciato da un abito lungo e nero. Mi hanno colpito gli occhi, due occhi incapaci di guardare, guardavano dentro o indietro, forse.
Poche parole, più sussurri che parole, e la sua vita era davanti a me. In convento a quattordici anni, in clausura. Era quella, la sua storia.
Da dove veniva, se aveva dovuto abbandonare affetti, se ricordava ancora qualcosa di quei primi anni liberi o chissà forse così bui da scegliere di chiuderli fuori fitte grate di ferro, nulla era dentro quei suoi piccoli occhi celesti sperduti nel vuoto della mia stanza. Solo un sussurro: rifarei ancora la stessa scelta. Una sola frase che avrebbe dovuto allontanare la mia invadente curiosità…. Ma la piega della bocca e un impercettibile sospiro, mi hanno detto di quanto poco resta di una vita persa, lasciata fuori, di chi ha vissuto tutti i sogni, le speranze e le emozioni dentro una piccola cella ovattata e dovere chiudere quella vita senza saperla.