E’ bello Davide, uno scricciolo con due grandi occhi nocciola con lunghe ciglia scure.
Era in casa famiglia da più di un anno, e un anno quando se ne hanno quattro è un tempo lunghissimo, soprattutto se non c’è nessuno, ma proprio nessuno che ti scalda il cuore per dodici lunghi mesi, trecentosettanta giorni e trecentosettanta notti senza una mamma o un papà che ti chiamano per nome, che si preoccupano se hai mangiato, se hai dormito, se hai paura, se hai freddo, se sei solo.
Poi una mattina sono arrivati Paolo e Sandra, e Davide ha incrociato il loro sguardo e ha improvvisamente sentito di essere importante, un bambino finalmente importante per qualcuno.
Paolo è un omone grande, grandi sono le sue mani e il suo naso, grandi e forti le sue braccia e Davide lo ha scelto fin dal primo momento, ha capito che tra quelle braccia sarebbe potuto entrare come in un nido caldo, e ci si è accoccolato.
Sandra è magra e molto alta, più alta di tutte le ragazze della casa famiglia, ma riesce a farsi piccola vicino a Davide accucciandosi accanto a lui, inventando mille giochi, storie e filastrocche che riescono sempre a strappare da quei grandi occhi scuri un sorriso.
Vivono in una grande casa piena di luci e di cuscini, e Davide adora quei morbidi cuscini colorati, morbidi e caldi come l’amore di Paolo e Sandra, e Davide lo sa che quel soffice amore ora gli appartiene e può rotolarcisi dentro, farci le capriole, perché quando rialzerà il viso incontrerà sicuramente il sorriso di Paolo e una carezza di Sandra.
E allora comincia a rotolare Davide, in evoluzioni sempre più azzardate, fino a rischiare di cadere e farsi male, ma lo sa che le forti braccia di Paolo saranno lì pronte a raccogliere il suo piccolo corpo un attimo prima che il salto possa chiudersi in una caduta pericolosa. Sandra prepara per il suo bambino acrobata percorsi protetti, tappeti di velluto che attutiranno il colpo. E spesso la sera sfiniti si addormentano tutti e tre nel grande letto abbracciati per non rischiare di cadere giù sopraffatti dai sogni che possono portare in vita fantasmi e paure, vicini potranno affrontarli insieme e soffocarli. E Davide ora dorme, sereno e abbandonato e spesso nel sonno sorride, finalmente mangia dimenticando le sue chiusure, i lunghi giorni nei quali non poteva mangiare perché il suo piccolo stomaco era serrato in un dolore che non permetteva a niente di caldo di toccarlo, di entrare dentro. Gioca Davide, gioca e cresce, cresce e ride e ha imparato anche a piangere, non sapeva piangere Davide, non aveva mai riso di cuore, la prima volta che gli è capitato è stato un dolore terribile, rideva e piangeva e Paolo e Sandra lo hanno tenuto stretto forte fino a togliergli l’aria e a strappare quel male da dentro, e quella volta Davide ha imparato a volare.